Fiducia sì, fiducia no. E perché uscire dal PD mi sembra una pessima idea.

Perché l’azione che abbiamo iniziato col congresso e la nostra mozione si concretizzino ci vuole tempo.
Ci vogliono risorse.
Ci vuole una struttura.

Chi mi conosce sa che mi sono iscritta al PD dopo i 101, evidentemente in preda al delirio.
Prima di quelle giornate terribili (che in confronto a quello che sta succedendo adesso erano comunque piene di speranza) il Partito Democratico non aveva mai preso un mio voto, se non in coalizione.
Premesso questo, lasciate che vi dica che se tutti quelli che ci chiedono di andarcene ci sostenessero e lottassero con noi, ci dessero una mano e credessero davvero nelle nostre idee, questo partito sarebbe molto meglio di così. Anche perché non ci vuole molto a renderlo migliore di così.
In tanti abbiamo deciso di reagire mettendoci in gioco. Ma non siamo ancora abbastanza.
Anziché dare dell’incoerente a Civati perché si permette di fare dei ragionamenti un filo più sottili della media degli esponenti politici gretti che amministrano questo povero paese, provate a fare uno sforzo di fantasia e comprendere le motivazioni alla base della dicotomia tra “critica ideologica” e “voto di non-sfiducia”. Dato che in questo caso, come sottolineato ieri dal responsabile economico del partito, una mancata fiducia porterebbe all’espulsione dal partito.

Quando esprimo questi concetti alcuni mi chiedono in quale mondo viva. Addirittura hanno il dubbio che sostenga Renzi. Quindi – forse – mi esprimo male io.

Comunque ci tenevo a dirvi che no, io non sostengo Renzi: tutt’altro.
Credo che Renzi sia la cosa peggiore che sia capitata prima al PD e poi all’Italia dopo Berlusconi e Grillo. E dico dopo per una questione cronologica.
Dove vivo? Sulla terra. Più precisamente in Italia.
E provo a darvi una notizia che troverete sconcertante: l’elettorato italiano non è di sinistra.
Al massimo arriva al centro-sinistra. Che molto spesso diventa centro-sinistra. Renzi lo sa, e infatti sta gettanto le basi per la DC-reloaded.
L’unico modo per arginare l’azione totalitarista renziana è restare proprio dentro al partito.
E mi stupisce che qualcuno abbia dei dubbi, e mi spaventa.
Volete uscire dal PD? Perfetto, e dove volete andare? Vogliamo costituire l’ennesimo partitino al 5% che per entrare in parlamento deve comunque allearsi col PD?
O forse pensiamo che l’elettorato italiano sia disposto a non fare ragionementi sul voto utile e ci seguirebbe facendoci arrivare a quanto, comunque, l’8%?

Chiunque c’abbia provato si è estinto nel giro di pochissimo.
E buttare via tutto questo lavoro sarebbe sbagliatissimo.
Dobbiamo portare il PD a sinistra, i voti stanno dentro al PD.
Se uscissimo, il nostro neonato partitino sarebbe il più bello e barbuto d’Italia, tutti direbbero che siamo bravi, che abbiamo ragione, ma non prenderemmo mai percentuali rilevanti.
È triste, ma è così che funziona.
Ed è chiunque non sia d’accordo con questa tesi (che mi pare veramente elementare) che vive su un altro pianeta.

Quindi lottate con noi e aiutateci a creare un’alternativa laica al populismo grillino sguaiatissimo e al centrismo liberista e cattolico.
Ricollochiamo il PD alla sua naturale area di appartenenza: la sinistra.

Di governo, di streaming e di tante incertezze (ovvero lettera ai miei amici grillini)

Car* amic* che avete votato M5S,

lo spettacolo di ieri è stato disastroso, per non dire imbarazzante, sotto svariati punti di vista. Parlo di questa diretta streaming delle consultazioni, non di San Remo.
Renzi ha sbagliato: doveva stare fermo e zitto fino a quando Grillo non si fosse fermato (cosa che prima o poi, naturalmente, sarebbe accaduta).
Ma quello è fiorentino, e tant’è.

Grillo, dal canto suo, è sempre il solito: sconclusionato, impreciso e violento.

“Non gli manca l’impeto, non gli manca la rabbia, non gli manca, a occhio e croce, nemmeno l’intelligenza. Gli manca la bellezza”.
(Michele Serra, L’Amaca, 19.02.2014)

Scrivendo Serra, nella sua Amaca di ieri, non è che la butta sui sentimenti per una mancanza di contenuti – come mi suggerisce un amico.
È Grillo stesso che spara contenuti a braccio, saltando di palo in frasca, dando indicazioni imprecise e appellandosi ai sentimenti, “alla pancia”.
Che è più facile così che avere a che fare con teste che ragionano.

Ieri ha pronunciato una frase che faceva più o meno così: “se prendono parte del nostro programma e cercano di attuarlo noi non lo votiamo perché non hanno la credibilità per farlo”.

Allora, proviamo a procedere in questo modo (e giuro che sono seria, non vuole essere una provocazione): indignamoci per il terzo presidente del consiglio non eletto, indignamoci per un metodo che fa schifo, indignamoci anche per l’85.7% del PD, che fa altrettanto schifo.
Indignamoci per l’arroganza di uno sbruffone che ama sparare troppo alto, indignamoci per la smania di potere, indignamoci per le chiacchere sulle riforme e altri teatrini analoghi, che non risolvono il problema della disoccupazione e della povertà, e che anzi fanno – a ragion veduta – disinnamorare ancora più elettori.
Indignamoci per la totale mancanza di rispetto nei confronti della nostra intelligenza.
Indignamoci per gli esperimenti che fanno sulla nostra pelle, e a nostre spese. Indignamoci per tutto.
Davvero, abbiamo tutti i motivi ed anche il diritto ad essere incazzati.

E poi, alla fine, se vi avanza tempo, provate ad indignarvi un po’ anche con Grillo: il compromesso, che ci piaccia o no, è intrinseco nell’azione politica democratica. Altrimenti diventa totalitarismo.
Quella struttura lì l’hanno chiamata Parlamento perché lo scopo, almeno lì dentro, è parlarsi.
Invece i suoi urlano “boia chi molla” dai banchi della camera, e lui durante una fase consultativa parla di “dittatura sobria”.
Io ho avuto un’educazione antifascista. A queste cose ci faccio caso.
Così come faccio caso al fatto che non ci fanno votare da un po’.

Ma voi vi accontentate di un sondaggino su un blog. E tanto basta per farvi maestri di democrazia.
Tra l’altro, se posso permettermi, dovevate essere poco poco più precisi quando ha chiesto “ci vado?”, e suggerirgli anche come comportarsi.
Non credo che la metà dei partecipanti alla votazione volesse semplicemente che si recasse lì fisicamente. Magari voleva anche che provassero a dialogare.
(Senza contare che tutto questo non fa altro che aumentare i consensi di Berlusconi).

E poi, come ultima cosa, smettete di indignarvi quando il PD parla con la destra perché, come vedete, non c’è nessun altro con cui parlare.

E non sapete, invece, quanto ci piacerebbe poter avere un’alternativa.

Un post-sessuale (poi correggetemi se sbaglio)

L’avete guardato il video? Vi sono venuti i brividi? Va tutto bene. Ora ne parliamo.

Ammesso e non concesso che la famiglia naturale esist…
No. La famiglia naturale non esiste: la famiglia è regolamentata dal diritto di famiglia, dal Libro Primo “Delle persone e della famiglia”, Titolo VI “Del matrimonio”, Capo III “Del matrimonio celebrato davanti all’ufficiale dello stato civile”, Sezione I “Delle condizioni necessarie per contrarre matrimonio”, Articoli 84-142 del Codice di Procedura Civile.

Diamo un’occhiata agli articoli più pertinenti:

Art. 84.
Età
: I minori di età non possono contrarre matrimonio. (…)

Art. 85.
Interdizione per infermità di mente:
Non può contrarre matrimonio l’interdetto per infermità di mente. (…)

Art. 86.
Libertà di stato:
Non può contrarre matrimonio chi è vincolato da un matrimonio precedente.

Art. 87.
Parentela, affinità, adozione e affiliazione
: Non possono contrarre matrimonio fra loro:
1) gli ascendenti e i discendenti in linea retta, legittimi o naturali;
2) i fratelli e le sorelle germani, consanguinei o uterini;
3) lo zio e la nipote, la zia e il nipote;
4) gli affini in linea retta; il divieto sussiste anche nel caso in cui l’affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo o sciolto o per il quale è stata pronunziata la cessazione degli effetti civili;
5) gli affini in linea collaterale in secondo grado;
6) l’adottante, l’adottato e i suoi discendenti;
7) i figli adottivi della stessa persona;
8) l’adottato e i figli dell’adottante;
9) l’adottato e il coniuge dell’adottante, l’adottante e il coniuge dell’adottato.

Art. 88.
Delitto
: Non possono contrarre matrimonio tra loro persone delle quali l’una è stata condannata per omicidio consumato o tentato sul coniuge dell’altra.

Art. 89.
Divieto temporaneo di nuove nozze
: Non può contrarre matrimonio la donna, se non dopo trecento giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio. Sono esclusi dal divieto i casi in cui lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio siano stati pronunciati in base all’articolo 3, numero 2, lettere b) ed f), della legge 1 dicembre 1970, n. 898, e nei casi in cui il matrimonio sia stato dichiarato nullo per impotenza, anche soltanto a generare, di uno dei coniugi.

Ora, come avrete sicuramente nontato, perché siete gente sveglia, il legislatore ha sentito l’esigenza di puntualizzare un sacco di ovvietà. Ha creduto necessario porre dei paletti che spesso altro non sono che una mera questione di buon senso.

Eppure, nonostante tutti i dettagli che ha deciso fosse meglio esplicitare, non ha considerato di inserire una voce – che so, all’articolo 86 per esempio – in cui fosse inequivocabilmente indicato il divieto di unione in matrimonio civile tra persone dello stesso sesso.

In via residuale, questo significa che – per la mia interpretazione di questa particolare area del diritto privato – il matrimonio con rito civile (perché del papa diciamocelo: ci importa un cazzo) tra omosessuali è già legale.

E quindi la domanda: ma di che stamo a parla’?

Sul problema dei buchi nel cervello di Giovanardi ci torniamo un’altra volta.
Sul fatto che la legalizzazione non conviene alla mafia, e di conseguenza neanche allo stato, mi pare talmente ovvio da non avere neanche necessità di parlarne.

Le cose che (non) mancano

Svegliarmi con metà letto da non dover rifare.

Non preoccuparmi di non avere più due tazze uguali.

Non dovermi ricordare di comprare i Brazil per la colazione della domenica.

Non litigare per chi si lava i denti e deve evitare di sputare sulle mani dell’altro, che si lava il viso.

Non rischiare di perdere il tram per darsi un bacio di troppo davanti al portone. Ché poi ci dovevo arrivare fino a sera io, con quel bacio.

E non tornare a casa di corsa per prenderne un altro il prima possibile, di baci.

Non ricordarmi l’ultimo.

(Perché non ci fai caso, non ci pensi che quello potrebbe essere l’ultimo. Non ci credi sul serio che ce ne sarà uno, uno solo, che sarà proprio l’ultimo. Quello definitivo. E ripensarci, e ricordarsene altri mille, ma quello proprio no).

E poi accorgermi che quest’anno non so neanche cosa sia il campionato. Ma soprattutto il fantacalcio.

E non devo preoccuparmi più se voti, cosa voti, o se #civoti.

Non mangio più il gelato aggomitolata sul divano direttamente dalla vaschetta mentre guardo Big Bang Theory. E sono finite le discussioni per scegliere tra Games of Thrones e Breaking Bad. Ora guardo quello che mi va.

E non devo insistere per far partire un’altra puntata di Tween Peaks, per l’ennesima volta, anche se le so tutte a memoria, e so come finisce, e sono le due di notte, ed è solo lunedì.

E pazienza se quel theremin non sei mai riuscito a farlo funzionare.

Non mi devo preoccupare dei biglietti per lo spettacolo di Paolini.

Non mi devo segnare la date del tour di Dente.

Non devo ripetere in continuazione che Federico Fiumani suona proprio a Roma per San Valentino.

Non importa se Amazon non mi consegna il vinile degli Arcade Fire entro il 3 Gennaio.

Il fumetto nuovo di Gipi quest’anno me lo faccio prestare da Stefano, ché in casa sua ne sono arrivate quattro copie per Natale. E quello di Zerocalcare me l’hanno già regalato.

Con i soldi del tuo regalo di compleanno mi ci sono comprata un vestito che mi fa sentire super-sexy. E una borsa a busta, come quelle che non volevi comprarmi te, ché dicevi che non le so portare.

E le scarpe col tacco, che ora me le possono mettere, mi fanno ancora male ai piedi. E allora – come sempre – vado in giro con le ballerine di ricambio. Non devo dimostrare di essere all’altezza di nessuno.

Ho imparato a buttare via la spazzatura. Il portacenere lo tengo ancora in bilico sul bracciolo del divano. La finestra a volte la apro. Appena rientro da lavoro non mi infilo subito il pigiama.

Casa mia ti piacerebbe: le tende, ancora, non le ho montate.

D’Alema vota Cuperlo e sostiene Renzi. Poi fate voi.

Civati è quello di sinistra. È il più bravo. È quello che mi convince di più. Ma io voto Renzi: perchè voglio vincere“.

Così la maggior parte della gente argomenta il proprio voto di domenica prossima alle primarie del PD. Come se si potesse perdere all’interno dello stesso partito.
Ed è vero: si può perdere. Si perde votando l’anomalia.

Quello che io non capisco, o forse che non capiscono loro, è che se Renzi esce primo nessuno vince niente, tranne lui e l’attuale dirigenza stronza del PD. Quella che ha infilato il kebab Rodotà-Prodi-Vendola. Quella dei codardi. Quella dei 101.
Se consegnamo il partito a Renzi perde la sinistra, perchè scomparirà.
Se consegnamo il partito a Renzi non usciremo dalle larghe intese fino alla scadenza naturale del mandato: il 2018.
E io con un governo così non reggo già ora, figuriamoci se arrivo fino al 2018. È un sacco di tempo.

Riconsegnamo dignità al partito, al paese e alle idee.
Perchè la politica si fa con quelle, non con gli slogan. Non con il carisma.
Ma con l’ideologia e la coerenza di pensiero e azione.
Col rispetto dell’intelligenza di chi vota. Con la missione di educare al voto ed uscire dal qualunquismo, dal populismo e dal clientelismo.

Perchè se D’Alema vota Cuperlo e sostiene Renzi allora sono davvero convinta che la scelta migliore sia Civati.

Stop the violence

Oggi è il 25 Novembre, e si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulla donne.

Molti amici e compagni ci omaggiano cambiando l’icona del profilo di Facebook e caricando l’immagine di un quadrato rosso porpora. Scrivono pensieri profondi e toccanti, e celebrano le donne vittime di violenze. Io li ringrazio, perchè dimostrano di avere sensibilità. So che si sentono sinceramente vicini a questo problema. Sono sicura che agiscano in buona fede.

E adesso che li ho ringraziati, li prego di smetterla.

Non deve esserci il bisogno di celebrare la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Perchè mi pare che la violenza sia violenza, su chiunque.
Quindi, visto che rivendichiamo sempre la parità tra i sessi, dovrebbe essere istituita anche la giornata mondiale della violenza contro gli uomini. Ma scommetto che l’idea basta a farvi ridere, vero? Perché sono le donne ad essere deboli, a doversi difendere e a dover essere difese.

Non voglio un mondo con le quote rosa, in cui una donna non sa se viene scelta per le sue competenze o perchè ci sono dei posti che vengono destinati esclusivamente a lei, come per i disabili. Anche questa è disuguaglianza. Anche questa è violenza.

Non voglio un mondo in cui le donne non possono scegliere di diventare madri perchè non hanno nessun tipo di tutela dal punto di vista contrattuale: è ingiusto, ed è ancora violenza.

Non voglio un mondo in cui l’aspetto fisico favorisce un tipo di donna e ne sfavorisce un altro così, arbitrariamente, e a seconda del contesto storico-culturale. Perchè le diete, i trattamenti, le cerette e l’intimo sexy bhe, sono anche queste forme di violenza.

Non voglio un giorno all’anno in cui si celebri l’essere donna e si riempano i locali di spogliarellisti. Trovo violento anche questo, e non solo per le donne. E poi non è una cosa da festeggiare l’essere donna, è solo naturale.

All’uguaglianza si arriverà un giorno, quando la smetteremo di fare discriminazioni, anche quando queste vengono fatte a fin di bene.

Oggi è il 25 Novembre 2013, e abbiamo bisogno di celebrare una giornata internazionale per fermare la violenza sulle donne. Ancora.

E questo lo dedico a tutte le portatrici di figa, non solo alle donne.

Perchè essere donna vuol dire di più che nascere femmina. E non tutte forse l’hanno capito ancora, e non tutte forse se lo meritano.

Si vota il segretario, non il candidato premier.

Appello: mi piacerebbe ricordare a tutti coloro che si interessano in qualche modo alla politica che l’8 dicembre si vota per le primarie del PD. E fino a qui tutto chiaro. Invece vedo della confusione sul motivo per cui si fanno queste primarie.
Rullo di tamburi: per scegliere il segretario e, di conseguenza, la nuova direzione del Partito Democratico.

Non si sceglie il candidato premier. Le primarie per scegliere il candidato premier, infatti, si terranno prima di tornare al voto politico. Si spera il prima possibile, ma sicuramente non l’8 dicembre. Perché l’8 dicembre si vota il segretario del PD, il segretario, non il candidato premier. Perchè il segretario lo scegliamo l’8 dicembre, il candidato premier lo sceglieremo quando questo governo-fuffa finalmente cadrà. E mi ripeto per quelli meno attenti: si vota per il Segretario, non per il candidato premier. E se non vi volete ritrovare con un PD cattolico-liberale ma preferite essere social-democratici, allora vi conviene scegliere Giuseppe Civati.

Poi Renzi lo votiamo tutti per fargli fare il premier, che sono quelle le elezioni che deve vincere, non la segretiria del PD.

Chiaro per tutti adesso?
Lasciate che il partito vada a sinistra.

E noi continuiamo a chiamarla democrazia

Buona parte della dirigenza del PD (in un modo o in un altro) si è lanciata sul carro di Renzi. Quasi tutta. Alcuni appoggiano Cuperlo, o almeno ci provano, o almeno così dicono.
Quello che maggiormente mi sorprende negli ultimi giorni è Bersani: va bene che i 101 non hanno fatto outing, e quindi sono tutte supposizioni, ma dall’idea che mi son fatta io il Baffetto non è sconosciuto ai dalmata che hanno impallinato Prodi e, di conseguenza, prima Bersani e subito dopo Vendola. Quindi, secondo la proprietà transitiva delle relazioni, e assumendo la correttezza dell’ipotesi, D’Alema ha impallinato Bersani.
Ma allora Bersani, che non ha mai brillato per capacità comunicativa e prontezza d’azione, ma che comunque reputo un uomo rispettabile e di una certa levatura intellettuale, come cazzo fa ad appoggiare Cuperlo?

Inoltre, D’Alema: ma come cazzo fa a sperare in un Cuperlo Segretario e Renzi Premier? la dicotomia è notevole tra i due. O sembra a me?

Comunque dicevo, tutti sul carro di Renzi, che oggi dice che se andiamo a votare asfaltiamo Berlusconi. Prima lo smacchiavamo, ora lo asfaltiamo. Mercoledi magari lo insabbiamo, col voto segreto sulla decadenza.

E questo è il PD.

Poi guardiamo fuori e vediamo che c’è della distanza, notevole, tra la base degli elettori e il partito. D’altra parte è dato recentissimo che i tesserati quest’anno siano calati di un buon 50%, ringraziamo le larghe intese. E questo spazio, questo vuoto di rappresentanza, per me e per molti lo riempie benissimo Pippo Civati (di cui ho già parlato abbondantemente e quindi qui mi fermo sulle considerazioni di merito sulla singola persona).

Ma oggi si anima un nuovo dibattito (lo esplicita Enrico Sola, ma come lui la pensano in molti): è scioccante che Civati guardi a SEL e a Rodotà, e che parli addirittura con Landini (che col suo ultimo intervento a Ballarò ha riassunto molto del mio disagio). Troppa sinistra, la gente non la regge.

Sarebbe dunque più naturale sostenere Renzi: quello sul cui carro sono saliti (se i numeri non mi ingannano) sicuramente alcuni di quei 101 (cui il Giornale lancia appelli per salvare B. da sicura decadenza nel segreto dell’urna), quello che vole vincere da solo, ma che se proprio deve guardare da qualche parte butta un occhio a Lista Civica. Quello che vuole vincere coi voti del centro destra e non cercando di recuperare i delusi del centro sinistra (3 milioni di elettori) che hanno scelto di votare M5S anzichè PD alle ultime elezioni, e quelli che neanche ci vanno più a votare.

È diventato improvvisamente strano che un candidato alla segreteria del PD cerchi di creare un unico soggetto politico guardando a sinistra. Quella sinistra impallinata dai 101, che preferivano le larghe intese col PdL al progetto Italia Bene Comune e che, badate bene, hanno vinto. 1/4 degli eletti del PD ha imposto una linea in totale contrasto con la propria campagna elettorale, tradendo la fiducia di tutti i suoi elettori, e ha vinto. Il 25% dei nostri grandi elettori ha rinnegato il mantra del “mai con Berlusconi”, ha cercato di farci un governo insieme e ha vinto. 1 su 4 non è la maggioranza, il 25% di chi ha a malapena vinto in una delle due camere del Parlamento non è la maggioranza. Eppure governa, e noi continuiamo a chiamarla democrazia.

Civati guarda a SeL e Landini? E io sono contenta

Enrico Sola ci dice qui che “fare un soggetto unico con SEL” = Politiche retrogade in economia.

Siamo sicuri? perchè mi pare un’affermazione fatta coi paraocchi. Io direi che il PD pre-elezioni già aveva in mente di fare un partito unico con SEL (la coalizione Italia Bene Comune era l’anticamera di questo progetto), peccato però che in mezza giornata ce lo siamo scordato Vendola, in favore delle grandi intese di ‘sto cazzo.

Inoltre, dire che le idee di politica economica di Civati siano retrogade mi pare veramente fantascienza: principio di uguaglianza, tagli alle spese inutili della PA, azioni sul fisco e tetto massimo agli stipendi dei dirigenti pubblici, sviluppo sostenibile (e.g. modello Reggio Emilia per rifiuti e acqua pubblica), sì a patrimoniale e IMU progressiva in favore di una diminuzione delle tasse sul lavoro e sgravi fiscali per l’impresa, mobilità sostenibile, etc. (la mozione spiegherà tutto meglio di me).

Poi abbiamo un Renzi in chiodo di pelle sicuramente molto meno vetero: lui è a favore dell’abolizione dell’articolo 18, affitta i beni pubblici ai ferraristi (da leggere definizione di bene pubblico in economia: non rivale e non escludibile) e non schifa la riforma Fornero. E su questo punto approfondirei: siamo d’accordo che serve una riforma del sistema lavoro in Italia, ma fatta così, senza riformare il mercato attraverso politiche economiche di rilancio dell’occupazione, è alquanto inutile: la flessibilità si trasforma automaticamente in precariato.

Per me Renzi ha sbagliato partito, non Civati. Poi fate voi.

Un voto vale uno

(e non è uno slogan da pentastellati, no).

Oggi è stata una bella giornata.

Una di quelle che ti fanno salire prima la curiosità e poi ti offrono le risposte a quelle domande che ti fai spesso, te le tieni per te, e un giorno, per caso, vai in un posto e c’è qualcuno che mentre parla implicitamente – e naturalmente – ti risponde. Per chi vota a sinistra, dopo quel giorno d’ Aprile, queste sono soddisfazioni.

Oggi il mio amico Paolo ha organizzato questo bell’ incontro a cui hanno preso parte (tra gli altri, intervenuti con parole comunque interessantissime) il Prof. Barca e Pippo Civati.

Se hai una formazione come quella che ho io, ve lo assicuro, ascoltare Barca è un piacere per il cervello. Fa bene, rigenera, stimola, convince e fa sperare. Per quanto riguarda Pippo, sapete già come la penso.

E tra le tante cose dette, si è parlato dell’agognato Congresso PD. Un intervento abbastanza deciso, di una signora che sembrava innocua, ha portato alla luce una riflessione che ho fatto su questo blog qualche tempo fa: quello in cui dicevo che il suffragio universale è uno strumento pericoloso, criticando di fatto che i voti, sebbene non siano tutti uguali, abbiano tutti lo stesso peso. Era una provocazione, facevo per dire, ma in fondo anche no.

Ecco, oggi questa signora ha detto che nell’ambito del Congresso gli iscritti, quelli che si impegnano, che fanno militanza, dovrebbero avere maggiori diritti, dovrebbero essere loro a scegliere il segretario del partito di cui sono azionisti: in sintesi ha detto che i loro voti valgono di più.

E allora ho pensato – di nuovo – “ok, mi iscrivo”, perché il segretario del partito da cui voglio essere rappresentata lo voglio scegliere io.

E per una volta mi sono trovata dall’altro lato della barricata, tra quelli che devono insistere per farsi vedere, per potersi esprimere. Tra quelli che altri giudicano inidonei all’esercizio di un diritto. Un po’come spesso ho fatto anche io.

E allora ho pensato che, forse, il ragionamento sul suffragio universale di cui sopra, forse, era una stronzata.